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Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza

Nell’augurare a tutti voi un buon inizio di cammino quaresimale ripubblichiamo il documento della Conferenza Episcopale Italiana «Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza», contenente una ricca riflessione e le disposizioni in materia di digiuno e astinenza. Un invito a riscoprire il “senso cristiano” di queste pratiche e le modalità che la Chiesa ci indica.

«Il digiuno e l’astinenza — insieme alla preghiera, all’elemosina e alle altre opere di carità — appartengono, da sempre, alla vita e alla prassi penitenziale della Chiesa: rispondono, infatti, al bisogno permanente del cristiano di conversione al regno di Dio, di richiesta di perdono per i peccati, di implorazione dell’aiuto divino, di rendimento di grazie e di lode al Padre. Ma perché il digiuno e l’astinenza rientrino nel vero significato della prassi penitenziale della Chiesa devono avere un’anima autenticamente religiosa, anzi cristiana. Ci preme pertanto riproporre il significato del digiuno e dell’astinenza secondo l’esempio e l’insegnamento di Gesù e secondo l’esperienza spirituale della comunità cristiana. Occorre, per questo, riscoprirne l’identità originaria e lo spirito autentico alla luce della parola di Dio e della viva tradizione della Chiesa.

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III Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Dopo l’arresto di Giovanni, Gesù sembra continuare l’annuncio che caratterizzava il Battista: quello dalla conversione. Giovanni in tutta la sua attività pubblica non ha fatto altro che annunciare e amministrare un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Gesù sembra continuare il ministero del Battista, ma si distanzia quando afferma che il Regno dei Cieli è vicino. Un messaggio oserei dire provocatorio e scandaloso perché appare chiaramente la contraddizione di un Dio che dice di essere vicino ma che lascia il battista in prigione. Come fa Dio a pretendere di essere vicino quando non è in grado di rendere ragione alla giustizia, quando non è in grado di liberare i suoi amici che l’hanno fedelmente servito?

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II Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

La prima lettura e il Vangelo ci presentano due figure: Eli e Giovanni Battista. Essi diventano gli uomini intermediari tra Dio e la storia di Samuele e dei due discepoli. Penso che il tema che leghi queste due letture sia da ricercare nella paternità spirituale, nell’accompagnamento spirituale. L’anziano sacerdote Eli guida il giovane Samuele a discernere la voce di Dio, mentre Giovanni indica Gesù come l’agnello di Dio. Per comprendere la volontà di Dio, se davvero vogliamo fare un cammino di discepolato, abbiamo bisogno di mediatori umani, di maestri, di testimoni; in una parola: di padri e madri che ci generano alla vita di Dio. La fede non si trasmette per via intellettuale come una forma di sapere, ma si trasmette attraverso un’esperienza, una condivisione di vita, una comunione di cuori. Lo scenario del tempo di oggi sicuramente non ci aiuta in questa ricerca.

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Messaggio Presidenza CEI per l'Insegnamento della Religione Cattolica

Messaggio della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2018-2019

Cari studenti e cari genitori,
nelle prossime settimane si svolgeranno le iscrizioni on-line al primo anno dei percorsi scolastici che avete scelto.

Insieme alla scelta della scuola e dell’indirizzo di studio, sarete chiamati ad effettuare anche la scelta di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. È proprio su quest’ultima decisione che richiamiamo la vostra attenzione, perché si tratta di un’occasione formativa importante che vi viene offerta per arricchire la vostra esperienza di crescita e per conoscere le radici cristiane della nostra cultura e della nostra società.

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Lectio Divina - Tu, Signore, sei nostro Padre!

La memoria dei fatti compiuti da JHWH permette al Popolo di sperare che egli interverrà di nuovo. Nella storia personale di coppia o di amici intimi, i ricordi di cose vissute, di momenti felici, come anche di difficoltà superate insieme può generare la forza di superare i momenti di crisi. Nella storia personale e di ogni comunità la memoria è la capacità di ritrovare se stessi consapevoli della nostra origine in Dio e del cammino che conduce fino a Lui. “Vigilate poiché non sapete quando il padrone di casa verrà” viene associata alle parole: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi”. Il sospirato ritorno inatteso del Signore non rappresenta più una minaccia per scoprire le mancanze dei suoi servitori, ma diventa un motivo di speranza e di gioia.

La vita umana è essenzialmente avvento quando è vissuta in continuità di relazione con il Signore e non quando la si vive senza memoria e senza speranza con la continua paura di perderla.

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Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo (Anno A)

La prima lettura che c’introduce nella comprensione delle Letture, ci narra di un Dio che prenderà lui stesso il compito del pastore, che condurrà e passerà in rassegna il suo gregge, si prenderà cura della malata e della forte, ma su ciascuna di esse pende un giudizio. Anche nel Vangelo la sintesi che salta all’occhio è quella del giudizio. Il giudizio, c’è poco altro a cui pensare, è il centro della fede cristiana. Tutti i grandi artisti dei tempi passati si sono cimentati nella realizzazione del “giudizio finale” che ci porta ad alimentare due sentimenti contrastanti: la gioia di coloro che ricevono la salvezza, ma anche il turbamento per coloro che sono avviati verso gl’inferi. Si realizza una spaccatura netta dell’umanità: finalmente si rivelano chi sono gli operatori d’iniquità e dall’altra gli operatori di misericordia. Ma è così che Dio giudica? Ci sono delle parole di San Giacomo che ci possono aiutare nella nostra meditazione: “il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio”. Penso d’interpretare così queste parole: ci sono due modi nei quali Dio giudica o meglio nei quali lasciamo Dio giudicare. Il primo è il giudizio senza misericordia nel quale Dio soppesa le opere buone da quelle cattive: l’immagine è quella della bilancia. Il secondo, quello che Dio preferisce, è quello della misericordia. Questo giudizio misericordioso è incomparabilmente superiore al solo giudizio. Dio non vuole usare solo la giustizia ma anche la misericordia. Questo tipo di giudizio misericordioso avviene quando non c’impossessiamo del giudizio che appartiene solo a Dio. Noi pensiamo che ci competa più il giudizio che non la misericordia, in realtà con il Vangelo le cose si rovesciano: ciò che deve essere proprio dell’uomo non è il giudizio, ma solo la misericordia.

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XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Il libro dei proverbi fa un elogio della “donna perfetta” nell’ambiente familiare, ma si può dire di qualsiasi persona che ha scoperto la sapienza della vita. Al cuore di questo ritratto della donna forte c’è la responsabilità che si traduce in affidabilità, laboriosità, vigilanza e generosità. La responsabilità cristiana significa essere coscienti del dono ricevuto della vita e saper essere fedeli.

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XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Il tema della Sapienza è centrale nelle letture di questa domenica; in modo particolare nel Vangelo, nel quale si parla di cinque ragazze sagge e, in loro contrapposizione, di cinque ragazze stolte, “stupide”. Ma che cos’è la Sapienza, che cosa significa essere stolti? Prima di tutto è la ricerca stessa della Sapienza che ci rende sapienti. La Sapienza è un desiderio. La Sapienza, per noi cristiani, è una persona che si è fatta carne, quindi la vera Sapienza è il desiderio di Cristo. Chi si mette in ricerca sincera di Cristo è come se l’avesse già trovato e incontrato. La vera saggezza ci dice che la fede non può e non deve essere improvvisata, ma va preparata e curata così come nel Vangelo le ragazze sagge si premuniscono di altro olio.

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XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Probabilmente questa è l’unica omelia che noi sacerdoti non dovremmo fare, ma che dovreste fare voi laici nei nostri confronti per il fatto che si parla dei sacerdoti. È il dilemma del fare che Gesù ci presenta: “dicono, ma non fanno”. Gesù dice che l’insegnamento è degno di essere ascoltato sempre, ma questo insegnamento se non coincide con un fare a lungo andare giudica e condanna la persona che lo insegna. Il mio padre spirituale mi disse una volta che un buon parroco dovrebbe essere in grado di: fare, dar da fare, saper fare, lasciar fare; ma ad una condizione: che questo fare corrisponda ad un essere.

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Solennità di tutti i Santi (omelia)

È bello poter celebrare la solennità di Ognissanti in questo luogo dove abbiamo i nostri cari defunti. Oggi qui si respira il profumo dei fiori freschi che ci richiama il profumo della santità. È il luogo più idoneo dove noi sperimentiamo la “comunione dei santi”: la Chiesa pellegrina su questa terra insieme alla Chiesa del Cielo con i nostri cari defunti. Questo è un luogo di santità e di santificazione perché qui, tra i nostri cari, ci sono dei santi, ma ci sono anche coloro che stanno compiendo il cammino di purificazione per arrivare alla piena maturità. Noi siamo qui per loro, per aiutarli, ma anche loro ci aiutano a recuperare quella nostalgia della santità, del bello e del vero: il nostro anelito di Dio e del Paradiso. Il cimitero non è altro che l’anticamera del Paradiso, dove iniziamo a sperimentare la solidarietà tra di noi, dove veniamo radunati non per necessità, ma per affetto, per compassione.

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Festa di Halloween in oratorio?

Cari parrocchiani,

visto che sono arrivate parecchie critiche tacite e manifeste sul fatto che quest’anno si sia svolta una “festa di halloween” in oratorio in collaborazione con altre associazioni mi preme fare alcune precisazioni. Prima di tutto l’oratorio non è stato l’ente promotore di tale iniziativa ma “bazar 99 cent” secondo la locandina che è stata affissa in qualche negozio. Purtroppo è “sfuggito” un logo in più, quello dell’Oratorio che semplicemente non doveva apparire, ma non ne faccio un dramma. L’oratorio ha messo a disposizione solo la struttura per la parte logistica e i bambini hanno partecipato per circa una mezz’ora in un’attività per le vie del Paese, concludendo il tutto con una preghiera, una merenda con cioccolata calda offerta gentilmente dall’associazione degli Alpini. So che questa festa purtroppo crea divisioni ma vorrei con voi riflettere un po’ su che cosa sia Halloween. Recentemente è apparso su Famiglia Cristiana, autorevole settimanale cattolico, precisamente quello del 26/10/2017 questo articolo che riproduco per esteso:

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XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?»

Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti»

Il verbo amare è il verbo più bello del mondo. È quella realtà che tutti conosciamo ma a cui non siamo in grado di dare una definizione o, meglio, a cui ognuno di noi ne darebbe una diversa dall’altra. Spesso usiamo la parola “amore” come sostantivo e non come verbo: si sente spesso parlare di amore (ad esempio nella triade: lavoro, fortuna, amore), ma si sente poco la forma verbale di amare e non ci capita mai di sentire la forma futura: “amerai”.

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Disponibile il DVD dell'Oratorio Estivo 2017

Sono disponibili in oratorio le prime copie del DVD con tutte le fotografie e i video dell'Oratorio Estivo 2017!

Il DVD potrà essere ritirato presso l'oratorio di Nole, tutti i sabati pomeriggio dalle 15 alle 18, dando un'offerta che contribuirà alle spese delle attività oratoriali.

Chi ne avesse già riservata una copia potrà ritirarla nei medesimi orari.

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XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Oggi, come anche domenica scorsa, ci viene mostrata l’immagine della vigna. La vigna è il simbolo privilegiato per descrivere il rapporto tra Dio e il suo Popolo. Nel salmo che abbiamo pregato Dio sradica addirittura la sua vigna dall’Egitto per trapiantarla in una terra dove possa fruttificare. Che cosa ci dice questa immagine, questa metafora della vigna? Ci dice un fare, un affaticarsi, un Dio che si prende cura del suo popolo. Dio è sempre all’opera: è un lavoratore che esprime il suo amore. L’amore è un lavoro, una fatica. Noi contemporanei purtroppo abbiamo ridotto l’amore semplicemente ad un “riposo”, ad un vago o “svago” sentimento che ci fa star bene con noi stessi e con gli altri, un amore che in realtà non costruisce nulla, che non forgia la nostra personalità, il nostro carattere.

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