XXII Domenica del Tempo Ordinario (A)

Ger 20,7-9; Sal 63 (62); Rm 12,1-2; Mt 16,21-27

P. Giuseppe Picco SJ (1867 – 1946)

Ci troviamo a Nole Canavese, dove nel 1867 nacque il Venerabile Servo di Dio P. Picco, di cui dopodomani celebreremo l’Ottantesimo anniversario della morte, e dove fu anche battezzato, come si usava un tempo, lo stesso giorno della nascita. Questo luogo è quello giusto per ricordare e rendere grazie per i suoi primi anni di vita. In particolare, la sua famiglia, i suoi genitori, i suoi educatori, perché è qui che ha ricevuto la sua formazione religiosa di base: in famiglia, a scuola.

Dio lo chiama presto e, nel 1883, all’età di 16 anni, entra nel Seminario Arcivescovile di Chieri per proseguire gli studi e orientare la propria formazione religiosa verso una possibile vocazione sacerdotale che dovrà confermare.

Nel 1884 muore sua madre Domenica, e proprio in questa occasione notiamo questo solido germoglio di fede nella risurrezione del Signore e nella nostra futura risurrezione. Ci viene raccontato che, sentendo padre Fumagalli “parlare del Paradiso come se lo vedesse con i suoi occhi, da allora il giovane seminarista imparò a volgere la vita sull’obiettivo finale”. Un chiaro esempio di come la Buona Novella si trasmette di generazione in generazione attraverso testimoni che abbiamo vicino a noi, nella nostra vita quotidiana. E, se ciò non avviene, il messaggio si perde lungo il cammino, non arriva a destinazione.

Sicuramente Giuseppe Picco se ne convincerà presto, perché per tutta la vita sarà un grande annunciatore della Parola di Dio. Proprio come abbiamo ascoltato nella prima lettura di questa domenica, tratta dal profeta Geremia, egli è sedotto a parlare di Dio agli uomini. Cogliendo ogni occasione per farlo, non potrà contenerla, come il profeta. Ma ciò non avviene automaticamente, dall’oggi al domani. Quella Parola di Dio che bussa alla nostra porta chiede di essere accolta, esige che le si faccia spazio nel nostro intimo, che sia veramente ascoltata e non solo udita. Altrimenti passerà oltre, non attecchirà. Inoltre, la consolazione percepita dall’impatto della Parola deve riempire il nostro intimo. E, ancora di più, deve essere coltivata da noi affinché vi sia una continuità di quella seduzione iniziale, ovvero la perseveranza.

Il giovane Giuseppe ascolta questa chiamata e sente di doverla orientare verso il sacerdozio nell’ambito della vita religiosa. Conosce la Compagnia di Gesù e viene ammesso al suo Noviziato di Chieri nel 1885. Qui ha inizio un percorso di formazione tradizionalmente lungo e ricco di esperienze di vario genere, in cui il giovane gesuita affronta lunghi periodi di studio, e altri, più brevi, a contatto con la gente, come quando viene inviato a lavorare al collegio di Torino. I suoi desideri apostolici rimangono vivi, per grazia di Dio, tanto che aspira ad andare in missione in Alaska (è difficile immaginare un luogo più lontano!). Ma la sua salute cagionevole glielo sconsiglia.

Segue poi il momento centrale della sua formazione, e l’inizio di tante cose nuove, rappresentato dall’Ordinazione sacerdotale nel 1901 a Torino. Se padre Picco aveva già da tempo a dedicarsi alla Parola di Dio, ora incontra la grazia dei sacramenti. L’anno successivo, per la prima volta, svolgerà il suo ministero sacerdotale nel Santuario di San Chiaffredo a Crissolo. Possiamo immaginare la sua gioia in questo periodo in cui mette in pratica ciò che ha appreso negli anni precedenti. Si adempie così ciò che abbiamo ascoltato nel Salmo per questa domenica: la lode di chi ha sete rivolto a Dio, che placa la sua sete, perché lo ha accompagnato e aiutato; l’esperienza dell’unione con Lui, del riposo in Lui, che è fondamento della lode futura; il culto e il banchetto eucaristico, preparazione e annuncio dell’unione definitiva in cielo, l’obiettivo finale che aveva scoperto da adolescente e verso il quale tendeva con la sua vita.

Segue subito dopo il cosiddetto “Terz’Anno” dei gesuiti, l’ultima fase della formazione. Alcuni mesi di pausa e di riflessione per poter discernere bene “ciò che è buono, perfetto” dalla lettura della Lettera di san Paolo ai Romani. Per la seconda volta fa il Mese di esercizi spirituali di Sant’Ignazio, dove, attraverso le meditazioni proposte dal fondatore della Compagnia di Gesù, il giovane Picco chiede di “non conformarsi a questo mondo”, ma di essere trasformato per saper discernere la volontà di Dio. Cioè, libertà interiore per fare la scelta giusta in ogni cosa: nel suo cammino personale, nella sua vita di comunità con i gesuiti, nel rapporto con le persone che incontra nel suo lavoro pastorale, nel suo rapporto con Dio. Fare la scelta giusta riguardo alla domanda fondamentale del Vangelo che abbiamo ascoltato: come “perdere la propria vita” per “salvarla”, senza cadere nelle trappole del Maligno.

Subito dopo questi mesi di rinnovamento spirituale, nel 1904 giunge, ancora una volta, un’altra dichiarazione pubblica di donazione personale: i Voti perpetui, la sua consacrazione definitiva nella Compagnia di Gesù. Da quel momento in poi continua il suo ministero in tutti i luoghi in cui verrà inviato. È vero che a Gozzano dedicherà la maggior parte del suo tempo – come già sappiamo –, ma lo alternerà con altri incarichi, ad esempio come Responsabile della chiesa di Genova o Cappellano in un ospedale militare a Cuneo durante la Prima guerra mondiale.

Ha fatto bene padre Picco a “salvare” la sua vita “perdendola”? Quando la Chiesa lo dichiarò Venerabile Servo di Dio nel 1997, affermò che possedeva virtù straordinarie e che, in quanto tale, era suscettibile di poter essere riconosciuto come santo. Pertanto, sì, ha fatto la scelta giusta riguardo alla propria vita, guidato da Dio e accompagnato dai suoi fratelli nella fede. A modo suo, nelle circostanze che gli capitò di vivere nella sua epoca.

Di fronte alla figura di padre Picco, siamo invitati a prenderlo come esempio. Non nei dettagli della sua vita quotidiana, che erano diversi dai nostri, ma nelle sue scelte fondamentali, nei valori religiosi e umani in cui credeva e che desiderava mettere in pratica. Ma, allo stesso tempo, ci viene data l’occasione di invocarlo e di chiedere la sua intercessione presso Dio per le nostre necessità o quelle di altre persone. Esistono immaginette e preghiere appositamente dedicate a questo scopo. Continuiamo a farlo, affinché la Divina Provvidenza, se lo riterrà opportuno, faccia vedere alla Chiesa che padre Picco è una figura di mediazione privilegiata e che merita di essere beatificato.

padre Pascual Cebollada SJ, postulatore della Compagnia di Gesù

Nole, 29 agosto 2026