Lectio Divina - Tu, Signore, sei nostro Padre!

La memoria dei fatti compiuti da JHWH permette al Popolo di sperare che egli interverrà di nuovo. Nella storia personale di coppia o di amici intimi, i ricordi di cose vissute, di momenti felici, come anche di difficoltà superate insieme può generare la forza di superare i momenti di crisi. Nella storia personale e di ogni comunità la memoria è la capacità di ritrovare se stessi consapevoli della nostra origine in Dio e del cammino che conduce fino a Lui. “Vigilate poiché non sapete quando il padrone di casa verrà” viene associata alle parole: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi”. Il sospirato ritorno inatteso del Signore non rappresenta più una minaccia per scoprire le mancanze dei suoi servitori, ma diventa un motivo di speranza e di gioia.

La vita umana è essenzialmente avvento quando è vissuta in continuità di relazione con il Signore e non quando la si vive senza memoria e senza speranza con la continua paura di perderla.

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Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo (Anno A)

La prima lettura che c’introduce nella comprensione delle Letture, ci narra di un Dio che prenderà lui stesso il compito del pastore, che condurrà e passerà in rassegna il suo gregge, si prenderà cura della malata e della forte, ma su ciascuna di esse pende un giudizio. Anche nel Vangelo la sintesi che salta all’occhio è quella del giudizio. Il giudizio, c’è poco altro a cui pensare, è il centro della fede cristiana. Tutti i grandi artisti dei tempi passati si sono cimentati nella realizzazione del “giudizio finale” che ci porta ad alimentare due sentimenti contrastanti: la gioia di coloro che ricevono la salvezza, ma anche il turbamento per coloro che sono avviati verso gl’inferi. Si realizza una spaccatura netta dell’umanità: finalmente si rivelano chi sono gli operatori d’iniquità e dall’altra gli operatori di misericordia. Ma è così che Dio giudica? Ci sono delle parole di San Giacomo che ci possono aiutare nella nostra meditazione: “il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio”. Penso d’interpretare così queste parole: ci sono due modi nei quali Dio giudica o meglio nei quali lasciamo Dio giudicare. Il primo è il giudizio senza misericordia nel quale Dio soppesa le opere buone da quelle cattive: l’immagine è quella della bilancia. Il secondo, quello che Dio preferisce, è quello della misericordia. Questo giudizio misericordioso è incomparabilmente superiore al solo giudizio. Dio non vuole usare solo la giustizia ma anche la misericordia. Questo tipo di giudizio misericordioso avviene quando non c’impossessiamo del giudizio che appartiene solo a Dio. Noi pensiamo che ci competa più il giudizio che non la misericordia, in realtà con il Vangelo le cose si rovesciano: ciò che deve essere proprio dell’uomo non è il giudizio, ma solo la misericordia.

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XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Il libro dei proverbi fa un elogio della “donna perfetta” nell’ambiente familiare, ma si può dire di qualsiasi persona che ha scoperto la sapienza della vita. Al cuore di questo ritratto della donna forte c’è la responsabilità che si traduce in affidabilità, laboriosità, vigilanza e generosità. La responsabilità cristiana significa essere coscienti del dono ricevuto della vita e saper essere fedeli.

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XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Il tema della Sapienza è centrale nelle letture di questa domenica; in modo particolare nel Vangelo, nel quale si parla di cinque ragazze sagge e, in loro contrapposizione, di cinque ragazze stolte, “stupide”. Ma che cos’è la Sapienza, che cosa significa essere stolti? Prima di tutto è la ricerca stessa della Sapienza che ci rende sapienti. La Sapienza è un desiderio. La Sapienza, per noi cristiani, è una persona che si è fatta carne, quindi la vera Sapienza è il desiderio di Cristo. Chi si mette in ricerca sincera di Cristo è come se l’avesse già trovato e incontrato. La vera saggezza ci dice che la fede non può e non deve essere improvvisata, ma va preparata e curata così come nel Vangelo le ragazze sagge si premuniscono di altro olio.

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XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Probabilmente questa è l’unica omelia che noi sacerdoti non dovremmo fare, ma che dovreste fare voi laici nei nostri confronti per il fatto che si parla dei sacerdoti. È il dilemma del fare che Gesù ci presenta: “dicono, ma non fanno”. Gesù dice che l’insegnamento è degno di essere ascoltato sempre, ma questo insegnamento se non coincide con un fare a lungo andare giudica e condanna la persona che lo insegna. Il mio padre spirituale mi disse una volta che un buon parroco dovrebbe essere in grado di: fare, dar da fare, saper fare, lasciar fare; ma ad una condizione: che questo fare corrisponda ad un essere.

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Solennità di tutti i Santi (omelia)

È bello poter celebrare la solennità di Ognissanti in questo luogo dove abbiamo i nostri cari defunti. Oggi qui si respira il profumo dei fiori freschi che ci richiama il profumo della santità. È il luogo più idoneo dove noi sperimentiamo la “comunione dei santi”: la Chiesa pellegrina su questa terra insieme alla Chiesa del Cielo con i nostri cari defunti. Questo è un luogo di santità e di santificazione perché qui, tra i nostri cari, ci sono dei santi, ma ci sono anche coloro che stanno compiendo il cammino di purificazione per arrivare alla piena maturità. Noi siamo qui per loro, per aiutarli, ma anche loro ci aiutano a recuperare quella nostalgia della santità, del bello e del vero: il nostro anelito di Dio e del Paradiso. Il cimitero non è altro che l’anticamera del Paradiso, dove iniziamo a sperimentare la solidarietà tra di noi, dove veniamo radunati non per necessità, ma per affetto, per compassione.

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Festa di Halloween in oratorio?

Cari parrocchiani,

visto che sono arrivate parecchie critiche tacite e manifeste sul fatto che quest’anno si sia svolta una “festa di halloween” in oratorio in collaborazione con altre associazioni mi preme fare alcune precisazioni. Prima di tutto l’oratorio non è stato l’ente promotore di tale iniziativa ma “bazar 99 cent” secondo la locandina che è stata affissa in qualche negozio. Purtroppo è “sfuggito” un logo in più, quello dell’Oratorio che semplicemente non doveva apparire, ma non ne faccio un dramma. L’oratorio ha messo a disposizione solo la struttura per la parte logistica e i bambini hanno partecipato per circa una mezz’ora in un’attività per le vie del Paese, concludendo il tutto con una preghiera, una merenda con cioccolata calda offerta gentilmente dall’associazione degli Alpini. So che questa festa purtroppo crea divisioni ma vorrei con voi riflettere un po’ su che cosa sia Halloween. Recentemente è apparso su Famiglia Cristiana, autorevole settimanale cattolico, precisamente quello del 26/10/2017 questo articolo che riproduco per esteso:

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XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?»

Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti»

Il verbo amare è il verbo più bello del mondo. È quella realtà che tutti conosciamo ma a cui non siamo in grado di dare una definizione o, meglio, a cui ognuno di noi ne darebbe una diversa dall’altra. Spesso usiamo la parola “amore” come sostantivo e non come verbo: si sente spesso parlare di amore (ad esempio nella triade: lavoro, fortuna, amore), ma si sente poco la forma verbale di amare e non ci capita mai di sentire la forma futura: “amerai”.

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Disponibile il DVD dell'Oratorio Estivo 2017

Sono disponibili in oratorio le prime copie del DVD con tutte le fotografie e i video dell'Oratorio Estivo 2017!

Il DVD potrà essere ritirato presso l'oratorio di Nole, tutti i sabati pomeriggio dalle 15 alle 18, dando un'offerta che contribuirà alle spese delle attività oratoriali.

Chi ne avesse già riservata una copia potrà ritirarla nei medesimi orari.

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XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Oggi, come anche domenica scorsa, ci viene mostrata l’immagine della vigna. La vigna è il simbolo privilegiato per descrivere il rapporto tra Dio e il suo Popolo. Nel salmo che abbiamo pregato Dio sradica addirittura la sua vigna dall’Egitto per trapiantarla in una terra dove possa fruttificare. Che cosa ci dice questa immagine, questa metafora della vigna? Ci dice un fare, un affaticarsi, un Dio che si prende cura del suo popolo. Dio è sempre all’opera: è un lavoratore che esprime il suo amore. L’amore è un lavoro, una fatica. Noi contemporanei purtroppo abbiamo ridotto l’amore semplicemente ad un “riposo”, ad un vago o “svago” sentimento che ci fa star bene con noi stessi e con gli altri, un amore che in realtà non costruisce nulla, che non forgia la nostra personalità, il nostro carattere.

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XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

La parabola che abbiamo ascoltato oggi nel Vangelo (Mt 21,28-32) è la prima di una serie di parabole dette “di rottura” perché Gesù le pronuncia contro i capi dei giudei, i notabili del tempio, gli scribi e i farisei. In questa prima parabola il figlio che dice subito di sì, ma poi non va a lavorare nella vigna, rappresenta un’intera categoria di persone profondamente religiose che si ritengono dalla parte di Dio, ma in realtà sono incapaci di misericordia con i peccatori perché considerati gente maledetta. I pubblicani e le prostitute sono invece coloro che hanno detto di no a Dio, ma sono poi subito pronti ad accogliere l’invito alla conversione del Battista.

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Pellegrinaggio in Terra Santa (2018)

La parrocchia organizza, con l'Opera Diocesana Pellegrinaggi, un pellegrinaggio in Terra Santa dal 2 all'8 aprile 2018.

Il documento allegato contiene il programma indicativo del pellegrinaggio, le quote di iscrizioni e le condizioni per la partecipazione.

Le iscrizioni saranno aperte in parrocchia fino a esaurimento dei posti disponibili e non oltre il 18 dicembre 2017.

Programma indicativo

Scarica l'allegato.

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XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Il tema della correzione e dell’ammonizione del fratello è un tema al quale spesso non pensiamo mai perché è un tema difficile da concretizzare nella nostra vita e soprattutto perché insorgono paure e timori. Non solo chi ha responsabilità dirette su altre persone in particolare, ma la liturgia della Parola ci dice che tutti siamo responsabili degli altri. Non si tratta di avere un coraggio sopra la media, ma la correzione richiede un profondo senso di fede. La maturità di fede consiste nel sentirsi feriti nel peccato in quanto tale e non solo in quanto il male coinvolge la mia persona. Essa si oppone a quel silenzio complice che non vuole fastidi o crearsi inimicizie; è dettata da false autogiustificazioni: “è una questione che non mi riguarda”; “chi si fa gli affari suoi campa cent’anni”. Siamo subito pronti a trovare mille motivi per non denunciare il male. In fondo c’è sempre quella sottile presunzione che la salvezza riguardi l’individualità.

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XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Il profeta Geremia è in piena crisi di fede. Quel Dio che lo conosceva fin dal “grembo materno” sembra che non lo conosca così bene; che lo abbia creato per abbandonarlo a se stesso, che lo abbia lasciato in balìa dei suoi avversari che non hanno pietà. Lui è “obbligato” dalla Parola di Dio a gridare: “violenza e oppressione”, cioè a manifestare al Popolo la sua ingiustizia, la sua perversità, mentre avrebbe un grande desiderio di dire: “state tranquilli, mi ero sbagliato”. È sul punto di abbandonare tutto: “non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome”. Si ricorda dei bei momenti di quando sentiva una forte passione e attrazione per Dio: “Mi hai sedotto, Signore e io mi sono lasciato sedurre”. Ma ormai quella frase ha un sapore ironico: “mi hai sedotto, Signore e io ci sono cascato!”. A un certo punto della vita si pone nel profeta questa domanda: era vera vocazione? O si trattava di un abbaglio, di un inganno? La fede è sicuramente gioia, ma ancor di più scandalo; è la gioia di riconoscere Gesù come il Cristo, il figlio del Dio vivente, ma è anche lo scandalo della croce che Gesù rivela a Pietro con un rimprovero.

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