XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Il profeta Zaccaria ci presenta un re ideale che entra in Gerusalemme con un atteggiamento diverso dai re di tutta la terra. I re entravano trionfanti nelle città conquistate ostentando i bottini di guerra, gli schiavi, i tesori depredati mentre questo re entra in modo umile attraverso una cavalcatura umile di un’asina, porta la pace non con la forza, il sopruso e la paura ma con la mitezza e l’umiltà. Il profeta ci preannuncia il futuro re davidico che non sarà come gli altri. Questa profezia si è realizzata con la venuta di Gesù che ci rivela l’atteggiamento di Dio nei confronti dell’umanità. Dio viene a noi nell’umiltà e porta la sua pace, la sua salvezza attraverso la non violenza. Gli uomini pretendono di portare la pace attraverso degli atti di forza e di prevaricazione. Viviamo nella logica mondana quando facciamo prevalere l’imposizione di questa pace che non potrà mai essere duratura, ma che si fonda sulla paura e sulla mancanza di dialogo. Oggi chi fa la voce grossa, chi urla, chi sfoga la sua ira anche se nella giustizia non potrà mai portare quella pace che Gesù ci propone. Potremmo vincere la battaglia ma aver perso la relazione con il fratello perché la vera pace non si basa su chi ha ragione ma sulla relazione stabile e duratura.

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XII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

La fede è una lotta contro la paura; contro la paura degli uomini che possono condizionare la nostra scelta cristiana. La fede esige coraggio per dare una testimonianza chiara di vita cristiana. Non esiste una fede intima, ma esiste una fede annunciata, condivisa. La paura è la grande nemica della fede e nessuno di noi è immune da questa malattia: chi più, chi meno e penso che nelle diverse situazioni della vita ce ne accorgiamo. Una paura è quella sicuramente del rispetto umano quando pensiamo che la fede sia ciò che deve nascere spontaneamente senza condizionamenti esterni.

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Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno A)

“Come può costui darci la sua carne da mangiare?” La domanda lecita e incredula dei Giudei diventa la domanda di ogni cristiano, la domanda per comprendere sempre più in profondità il mistero dell’eucarestia. Si tratta del primo annuncio eucaristico di Gesù e già la gente mormora e protesta come il Popolo d’Israele nel deserto che non credeva al Dio vicino, presente e operante: “Il Signore è presente in mezzo a noi, sì o no?”. In fin dei conti quello che non accettano i Giudei è proprio un Dio vicino, ma che risulta debole, che si lascia “mangiare” dagli uomini. Del resto anche l’antico Popolo non accettava un Dio vicino che però non interveniva tutte le volte: in loro nacque il dubbio se Dio fosse in mezzo a loro oppure no. Quello che vorrebbero è invece un Dio grande e lontano. Nell’eucaristia Dio si presenta come il Dio in mezzo a noi nella sua massima espressione, ma che appare debole perché si presenta nelle specie umili del pane e del vino.

Corpus Domini

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Solennità della Santissima Trinità (Anno A)

La prima lettura è il racconto del rinnovamento dell’alleanza distrutta dalla disobbedienza del Popolo con l’episodio del vitello d’oro. Il Popolo non tardò a rappresentarsi Dio sotto le sembianze di un toro, o meglio di un giovenco. Infatti non si trattò subito di idolatria, ma di rappresentarsi il Dio che li aveva fatti uscire dall’Egitto con forza e potenza. Se davvero aveva rivelato il suo nome a Mosè nel roveto ardente: “Io sono colui che sono” cioè colui che è presente, il Dio vicino, non poteva rimanere nascosto, non essere reso “visibile”.

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Ascensione del Signore (Anno A)

Il mistero dell’incarnazione del Dio-con-noi, dell’Emmanuele, si realizza ora pienamente con la sua ascensione: “Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”. Matteo realizza questa grande inclusione del suo Vangelo. L’ascensione indica il passaggio definitivo alla gloria, il passaggio all’eternità. Ma che cosa rappresenta l’ascensione? Si tratta di un abbandono? Si tratta di una partenza? In effetti Matteo non ci lascia mancare un breve annotazione che ci fa pensare proprio a questa eventualità: “Essi però dubitarono”. Qual è il dubbio che si cela nel cuore dei discepoli? Proprio la paura che si tratti di un abbandono, di una partenza; o peggio che le apparizioni siano state una bella svista collettiva, che in fin dei conti Gesù non sia mai risorto. È il dubbio atroce che Dio non sia capace a rimanere con l’uomo per sempre. Non è anche il nostro dubbio? La nostra incertezza?

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IV Domenica di Pasqua (Anno A)

“All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore”. Il cuore, nella Bibbia, è la parte più nascosta a noi stessi, è anche il luogo più difficile da raggiungere, ma è la sede delle nostre scelte, delle nostre decisioni, rappresenta l’unità della persona ed è il centro del nostro essere. C’è un’espressione biblica misteriosa del profeta Geremia che descrive l'inaccessibilità del nostro cuore: Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce! Chi lo può conoscere? Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per dare a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni. Solo il Signore conosce il nostro cuore, solo lui ne ha accesso.

Si sentirono “toccare il cuore” da Dio: si tratta di un verbo passivo. Nel Vangelo Gesù è quel pastore al quale il guardiano apre. Chi è il guardiano della porta? È il nostro cuore! Siamo noi! C’è in ciascuno di noi un guardiano interiore che deve aprire la porta. Se non apriamo la porta, restiamo ad un livello di vita superficiale: è davvero facile rimanere a metà strada, lasciare Gesù fuori dal nostro cuore, ma questo non può condurre alla conversione.

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13 maggio 2017: Festa della Madonna di Fatima

  • dalle ore 9:00, i giovani della G.A.M. (Gioventù Ardente Mariana) visiteranno le famiglie nolesi con la statua della Madonna di Fatima
  • ore 14:30, ritrovo di bambini e ragazzi presso l'Oratorio San Giovanni Bosco di Nole: giochi, cenacolo mariano e festa di conclusione dell'anno catechistico
  • ore 16:30, merenda (portare dolce, salato o bibite)
  • ore 17:15, ritrovo di famiglie e adulti presso la Casa delle Associazioni Don Chiaretta (via Torino, 127), benedizione della nuova statua e omaggio mariano
  • ore 18:00, PROCESSIONE per le vie del paese con la nuova statua della Madonna di Fatima (percorso: Cappella di San Rocco, via Torino, Cappella Madonna delle Grazie, via Bertetto, piazza Vittorio Emanuele, via Garibaldi, via San Vito, via San Sebastiano, Cappella di San Sebastiano, oratorio)
  • ore 18:30, SANTA MESSA SOLENNE presso il cortile dell'oratorio, presieduta da Don Ezio Stermieri, parroco della Santissima Annunziata in Torino

In caso di maltempo la processione non si svolgerà e la Santa Messa sarà celebrata in chiesa parrocchiale alle ore 18:30.

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III Domenica di Pasqua (Anno A)

Il Vangelo ci narra dell’esperienza pasquale di due discepoli che passano dalla lentezza del passo al partire senza indugio, dall’incomprensione all’intelligenza delle Scritture, dall’incapacità di vedere al riconoscerlo, dalla lentezza di cuore ad un cuore ardente. Luca ci sta dicendo che il tempo pasquale è un tempo di trasformazione, di metamorfosi, di cambiamento. La resurrezione di Cristo comporta un movimento che non ci fa rimanere quelli di prima, ma coinvolge la nostra intelligenza, il nostro cuore che è la sede non tanto dei nostri sentimenti, ma il luogo della nostra decisione, i nostri stessi sensi.

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II Domenica di Pasqua (Anno A)

“Quelli che erano stati battezzati erano perseveranti…”. “Ogni giorno erano perseveranti…”. Ciò che identifica i cristiani è la comunione, lo stare insieme, in modo particolare la perseveranza. La perseveranza dice una fedeltà che non dipende da noi, ma da uno stato in cui tutti noi ci troviamo: dal fatto di essere tutti battezzati! Il Battesimo è la porta d’ingresso nella comunità cristiana. Spesso però si rimane sulla porta d’ingresso senza entrare nella Chiesa. Questo entrare e rimanere ha il sapore della perseveranza. Senza questa virtù non possiamo formare la Chiesa. Lo stesso Vangelo va in questa direzione; ci da un tempo preciso: il primo giorno della settimana, cioè la domenica e ci da un luogo specifico: il cenacolo. Gesù viene in questo tempo e luogo specifico in cui si riuniscono i discepoli e lì che si lascia incontrare il Signore Risorto.

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Veglia Pasquale nella Notte Santa 2017

[...] Noi tutti, entrando nella Chiesa buia, illuminata solo dal Cero e dalle nostre candele, ci siamo rivolti all’oscurità e alle tenebre come ad una beatitudine perché ormai non è più il luogo dell’assenza e della solitudine, ma è diventato il luogo della presenza di Dio. C’è questa paura ancestrale del buio che è antica quanto la comparsa dell’uomo sulla terra, con Cristo questo buio è diventato luce. Il cristiano è colui che avanza nel buio con l’assoluta certezza di essere nella luce.

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Giovedì Santo - Messa in Cena Domini (2017)

Questa mensa che celebriamo alla sera ci ricorda il momento della prima eucarestia vissuta da Gesù con i suoi discepoli. Qui non celebriamo un’eucarestia qualsiasi, ma anche noi riviviamo la prima eucarestia, anche noi siamo proiettati in quella sera come se non avessimo mai assistito ad una messa, come se vedessimo per la prima volta l’offerta del pane e del vino che diventeranno il corpo e il sangue di Cristo. Qui siamo tutti neofiti, principianti perché possiamo cogliere il significato autentico del Dono per eccellenza, possiamo tornare a stupirci delle meraviglie che il Signore compie nella nostra vita. Il memoriale che noi celebriamo dice di più di una semplice memoria: oggi diventiamo suoi commensali; Gesù ci fa sedere alla sua stessa mensa, ci tratta da amici, vuole condividere con noi tutta la sua vita. È a tavola che si dicono le cose più importanti della vita, è a tavola che ci si sente davvero a casa.

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V Domenica di Quaresima (Anno A)

Il testo della resurrezione di Lazzaro veniva letto nella chiesa antica per i catecumeni che si preparavano al battesimo attraverso il terzo scrutinio. Diventava già un preannuncio della resurrezione di Cristo, lasciava intravedere l’Opera che Dio Padre avrebbe compiuto nel suo Figlio Gesù. Siamo ormai giunti alle soglie della settimana santa che ci prepara più da vicino al mistero della passione, morte e resurrezione. La resurrezione di Lazzaro anticipa quella che sarà il nostro destino futuro che non sarà un semplice ritorno alla vita come molte volte noi sogniamo per i nostri cari defunti. La resurrezione di Gesù ci dice che Dio vuole darci infinitamente di più rispetto a quello che l’uomo può desiderare. Dio non ci da delle cure palliative, dei contentini, dei surrogati di vita ma raggiunge la radice del problema, là dove l’uomo non può compiere nulla, non può fare nulla.

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II Domenica di Quaresima (Anno A)

Domenica scorsa il vangelo della tentazioni di Gesù ci faceva sperimentare che la nostra figliolanza per mantenersi tale deve essere messa alla prova attraverso le opere penitenziali. Oggi il vangelo ci fa intravedere il fine, lo scopo di questa figliolanza che è quella della trasfigurazione, della metamorfosi della nostra vita. Il Vangelo ci vuole portare a comprendere che la nostra vita non rimane sempre la stessa, che avrà un mutamento radicale ad opera di Dio e non per opera nostra. L’esperienza di Abramo è un’esperienza di trasfigurazione, dove è chiamato a lasciare la sua patria, la sua terra. Al momento della chiamata la Bibbia ci dice che Abramo camminava già verso la terra di Canaan insieme a suo padre e a suo fratello. Egli partirà senza padre e senza fratello – entrambi appena morti – e con una moglie, Sara, sterile. In questo contesto di morte e di sterilità, la voce di Dio che gli ordina di andarsene sembra beffarda e ingannevole. Eppure Dio gli dice di continuare il suo cammino nonostante le apparenze di morte. Dio fa così con ciascuno di noi: solo nel momento in cui noi ci sentiamo insicuri, inermi, senza certezze, con un passato che ci pesa sulle spalle, provenienti da un lutto che possiamo ascoltare la voce di Dio che c’invita a camminare e partire. L’imperativo “vattene” indica proprio questa necessita ci cambiare i suoi orizzonti, le sue vedute: “Va’ verso te stesso”. Oggi si tende a cambiare il nostro aspetto esteriore, a trasformare a volte la nostra identità, a seguire le mode del momento perché di natura nostra noi siamo portati a trasformarci, ma tutto questo è opera nostra, opera dell’uomo. Questa trasfigurazione avviene già adesso nel momento in cui noi lasciamo agire Dio, gli lasciamo l’iniziativa. È una trasfigurazione che non avviene all’esterno, ma nel nostro interno. Gesù rivela esteriormente la sua gloria nascosta dentro di sé, la sua identità divina.

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I Domenica di Quaresima (Anno A)

L’inizio di quaresima ci pone sempre molti interrogativi. Non sappiamo mai da dove iniziare per vivere questo tempo che la Chiesa ci offre. La sensazione è un po’ quella di chi inizia un percorso senza saperne la meta, senza sapere che cosa bisogna fare: abbiamo poche idee, ma molto confuse. Sentiamo parlare di conversione, ma da che cosa mi devo convertire? Sentiamo parlare di rinunce, ma per noi queste coincidono con l’eliminare il cioccolatino, il caffè, la sigaretta aspettando che tutto si concluda per ricominciare da capo. Che cosa comporta la quaresima? La quaresima è la ricerca di noi stessi, della nostra identità che è tentata continuamente di essere altro. Noi, fondamentalmente, siamo degli alienati, cioè pensiamo che la felicità sia sempre fuori di noi e che non risieda già nella nostra umanità. Nella prima lettura Eva è tentata di non essere più Eva. S’insinua il dubbio che quello che siamo non ci basta, che quello che Dio ci ha messo a disposizione sia troppo poco, nonostante avesse detto ad Eva che poteva mangiare di tutti gli alberi del giardino tranne uno. La tentazione è quella di “essere come Dio”: ecco l’insoddisfazione. Tutto nasce da una menzogna, da una distorsione della realtà, da una promessa di bene non mantenuta. È la pretesa dell’uomo di essere altro da sé. Invece di cercare di rimanere Eva, ella vuole proiettarsi in una realtà parallela che non esiste, che è illusoria. Quante volte pensiamo che quello che abbiamo non ci basta, che la felicità può essere pesata a chili.

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